La mia biografia

Marcello Polacci è un versiliese puro: è nato a Pietrasanta e vive e lavora a Forte dei Marmi. Non ha frequentato scuole d’arte, ma ha sempre coltivato la sua grande passione per la cultura e l’arte frequentando artisti e letterati e instaurando con loro rapporti di amicizia e reciproca stima. Come con Arturo Dazzi, Marino Marini, Felice Carena, Mino Maccari, Mauro Reggiani, Achille Funi, Ernesto Treccani, Gianni Dova, Pietro Cascela, Curzio Malaparte, Piero Bigongiari, Massimo Carrà, solo per citarne alcuni.
Ha diretto la Galleria d’Arte Moderna di Forte dei Marmi dal 1973 fino agli anni Novanta organizzando prestigiose mostre, alcune di rilevanza internazionale. La prima mostra della Galleria Comunale fu dedicata ad Arturo Dazzi con una rassegna antologica inaugurata dal Presidente del Senato di allora Sen. Spagnolli, alla presenza della vedova dell’Artista, Signora Andreina e della marchesa Cristina Marconi.
Nel 1967, come medico scolastico e Presidente della “Mostra internazionale del Fanciullo”, organizza il “Convegno Pedagogico sullo studio della grafica infantile”. Capannina 31 maggio 1967. Presenti i Proff. Arata, Volpicelli, Pepper, Agazzi e altri.
Organizzatore di incontri culturali. Nel 1995 organizza i “pomeriggi culturali” alla Capannina, dove vengono presentati i carteggi fra artisti e letterati che hanno vissuto a Forte dei Marmi, con interventi di autorevoli personalità del mondo della letteratura e dell’arte.
1995 carteggio Ardengo Soffici-Carlo Carrà
1996 carteggio di Carlo Carrà con amici e colleghi
1997 carteggio Mino Maccari-Italo Cremona
1998 Curzio Malaparte a Forte dei Marmi
1999 carteggio di Felice Carena con colleghi e un’amica.
Nel 1996 organizza per il Centro Congressi di Torino, la serie di conferenze “Torino incontra l’Arte” tenute da: Dino Carlesi, Massimo Carrà, Vittorio Fagone, Ugo Nespolo e Raffaele De Grada. Nel 1999 organizza gli “Incontri con l’Autore” al locale Liceo Scientifico di Forte dei Marmi. Una serie di conferenze agli alunni delle terze e quarte classi, tenute da esponenti della grafica, delle fonderie, del mosaico, della pittura, della scultura europea tenuta da Pietro Cascella e della scultura giapponese da Kan Yasuda.
Nel 2000 organizza due importanti mostre in collaborazione con il Comune di Lugano.
Lugano 7 ottobre-5 novembre 2000 “Pittori italiani in Versilia e Lucchesia”. 50 artisti dai Maestri del Novecento ai giovani artisti versiliesi. Dal 23 novembre 2000 al 7 gennaio 2001 50 artisti italiani e stranieri che lavorano nei laboratori di Querceta e Pietrasanta sono esposte in via Nassa e nel loggiato del Municipio di Lugano. In contemporanea nella sala del Consolato Italiano a Lugano espone 50 disegni di Maestri italiani del Novecento.
Ha cominciato a dipingere alla fine degli anni Cinquanta; nel 1958 espone con Guido Gabielli e e Arturo Puliti alla Galleria “Il Chiostro” di Siena. I tre artisti erano stati chiamati “i tre del baraccone” dal critico d’arte Franco Miele e da Roberto Longhi.
Nel 1960 dovette scegliere tra la professione del pediatra o seguitare a fare il pittore a tempo pieno. Scelse la pediatria continuando però a dipingere, seppure nei brevi ritagli di tempo lasciati liberi dall’impegnativa professione. In pensione da alcuni anni ha potuto dedicarsi completamente alla pittura. Nel suo pur breve periodo di attività pittorica ha presentato la sua “Versilia Sognata” (così sono intitolate tutte le sue mostre) in sedi prestigiose come la “Galleria Fògola” di Torino nel 2005 e all’inizio del 2006, il “Chiostro di Sant’Agostino” di Pietrasanta alla fine del 2006, al “Fortino” di Forte dei Marmi all’inizio del 2008, alla “Galleria Peccolo” di Livorno nel 2008-09, “Terme Excelsior” di Montecatini Terme, 2009.

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Responses

  1. CERCO UN ESPERTO DEL PITTORE SCULTORE ARTURO DAZZI. MI PUò AIUTARE.
    ALOISA MONCADA

  2. La pittura di Polacci non tratta il tema della metamorfosi e tanto meno il tema delle trasformazioni. I suoi elementi principali , la sua materia prima è lo spazio e il tempo e la loro combinazione in uno spazio-tempo relativo . Polacci interviene pesantemente sulla grammatica e la sintassi dello spazio utilizzando lo strumento del tempo come legante delle frasi cromatiche che compone creando un nuovo lessico e con esso un nuovo linguaggio geometrico. I punti di vista sono molteplici , gli orizzonti sono moltiplicati di conseguenza , la possibilità dell’ esistenza del tempo si amplia e forse senza distruggerlo per ricomporlo come fa Balla , lo fissa in momenti fra di loro distinti e molto importante fra di loro non consecutivi. Polacci non cerca di fissare il movimento . I suoi quadri sono eternamente immobili avvolti in una nebbia di plausibilità .L’ osservatore sa che il tempo cambia , sa che i punti di vista sono multipli ed ecco che si obbliga ad usare tutta la sua forza percettiva per cogliere il risultato della pittura . Polacci pone l’ osservatore nella condizione non naturale di osservare lo stesso spazio in momenti temporali fra di loro molto distanti e da distanza contemporaneamente diversa. Tutto questo senza il minimo accenno ad un movimento.

    La naturalezza con la quale Escher indica il movimento di una improbabile metamorfosi diventa per Polacci una silente , immobile e plausibile visione di spazio non trasformato ma presentato in tempi e a distanze che per l’ osservatore devono essere per forza fra di loro diversi .L’ occhio ed ancor più la percezione si confondono ; vengono sollecitati invano a decidere il punto di fuga unico che domina il mondo reale , per poter cogliere l’ insieme. Ma di insieme non si tratta . Si tratta piuttosto di frammenti non assemblabili .

    Borges termina il suo poema Cambridge ( nel “Elogio de la Sompra”) con i seguenti versi :

    Somos nuestra memoria ,
    somos ese quimérico museo de formas inconstantes,
    ese montòn de espejos rotos

    Oh ! Quanto Borges ha ragione ! Borges ci fa percepire attraverso la parola la sua verità . Polacci ce la fa percepire attraverso la sua pittura ! Polacci usando un tipo di “ espejos rotos” Borghesiani conclude la sua superficie pittorica mediando con le forme dipinte le riflessioni della memoria in un mucchio di specchi rotti. La scelta di colori entra nel gioco percettivo gradualmente accompagnando la percezione a cogliere dolcemente il gioco geometrico. Tutto appare naturale e nella sua impossibilità di esistere tutto sembra un’ ipotesi plausibile.

    Forse Polacci vede qualcosa che noi non possiamo vedere?Lui usa il colore come ausilio gentile del componimento delle forme e degli orizzonti per accompagnarci in una esperienza percettiva nuova. Un senso di “déjà vu” mai esistito nel passato riempie la nostra percezione. L’ armonia delle forme non aggressive espresse con colori studiati in geometrie controllate completa il senso di piacere visivo.

    E poi c’è la Versilia ! I colori e i motivi di Polacci non lasciano scampo. Polacci dipinge le sue memorie vive senza schematizzare lo stereotipo. Polacci utilizza la materia prima della sua esperienza umana per presentare possibili mondi da assaporare con la percezione , non solo visivamente. Le Alpi Apuane , le cabine dei bagni della Versilia , la sua luce e i suoi marmi si riflettono sulla superficie pittorica che diventa alla fine il manifesto della memoria dell’ artista .

    Poche volte pittori riescono a suscitare una tale sorpresa all’ osservatore !


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